Mar 28 / DAVID: HANDLE WITH CARE

David: Handle with Care

Sembra la storia vera e propria di un sorvegliato speciale. Solo che, in questo caso, il V.I.P. da proteggere è alto 5 metri e 17 centimetri, pesa oltre 5 tonnellate ed ha un età che si aggira intorno ai 500 anni: il David di Michelangelo. E si è ancora alla ricerca della “guardia del corpo” per l’arduo compito di protezione.
Fin dal principio il “parto” del David non fu semplice. Basti pensare che due scultori, prima di Michelangelo, avevano già provato a sbozzare l’enorme blocco di marmo dal quale sarebbe poi nato il “gigante bianco”. Entrambi si erano arresi perché secondo loro le dimensioni del blocco erano insufficienti per un pieno sviluppo anatomico della figura. Il problema principale, inoltre, era la fragilità del marmo, dovuta forse alla scarsa qualità, alla presenza di numerose fenditure, i cosiddetti “taroli”.
Una concomitanza di premesse tutt’altro che positive con cui Michelangelo, poco più che venticinquenne, si è dovuto confrontare accettando la commessa dell’opera.
Il campo di lavoro fu subito messo a riparo dagli occhi indiscreti creando un’aura misteriosa intorno alla scultura, per tre anni, quasi fino al suo completamento.
Anche la sua collocazione non fu una decisione facile; alla discussioni presero parte anche degli intellettuali: tra questi anche il grande Leonardo Da Vinci che non era d’accordo con la maggior parte delle figure di spicco dell’epoca (tra cui Sandro Botticelli, Filippino Lippi, Pietro perugino, Andrea Sansovino e altri) che avevano partecipato alle diverse proposte di collocazione.
Alla fine si optò per una sistemazione all’aperto ben visibile a tutti, davanti a Palazzo Vecchio in sostituzione alla Giuditta di Donatello.
L’enorme statua venne trasportata in 4 giorni impiegando nell’operazione più di 40 uomini, che trainavano il David all’interno di una gabbia di legno che scorreva su travi unti di grasso per evitare che le vibrazioni durante il trasporto potessi arrecare danneggiamenti. Durante una pausa notturna del trasporto, un gruppo di giovani fedeli alla famiglia dei Medici, che era stata appena estromessa dal potere, prese a sassate la statua in quanto, il valore simbolico, era facilmente riconducibile al nuovo governo repubblicano appena instauratosi a Firenze. È proprio da questo episodio che si inizia ad intravedere il successo del soggetto scolpito da Michelangelo, un’opera che celebra in tutto il suo splendore il gusto estetico rinascimentale: le forme anatomiche armoniche e virili allo stesso tempo, un aspetto fiero del giovane eroe biblico.
Se il fortunato esito della David aveva esaltato la popolazione di Firenze diventando il simbolo della nuova Repubblica fiorentina, lo stesso non si può dire del suo avvenire: nel 1512 una saetta colpì il basamento della statua destando preoccupazione per le “crettature”, quei piccoli segni di cedimento all’altezza delle caviglie, senza però arrecare conseguenze nefaste.
Nel 1527, durante un tumulto cittadino il gigante venne danneggiato in maniera forte trovandosi con il braccio sinistro frammentato in 3 parti e la scheggiatura della fionda all’altezza della spalla. In quell’episodio l’intervento di Giorgio Vasari e Francesco Salviati fu salvifico, in quanto recuperarono i frammenti e li nascosero in luogo sicuro e, una volta calmate le acque in città, provvidero al restauro. Nei primi anni del 1800, anche il dito medio della mano destra fu ricostruito in seguito ad un danneggiamento.
Nel 1843 il David fu sottoposto ad un restauro drastico, all’epoca comunemente adottato a base di acido cloridrico che nel corso degli anni si è rivelato deleterio provocando danni irreparabili alla superficie del marmo.

Nel 1846 venne fatto il calco in gesso della statua che servì poi per creare la copia in bronzo che, dal 1910, si trova sulla terrazza di Piazzale Michelangelo.
Mai decisione fu più saggia, viste le varie vicissitudini dei secoli scorsi, di trovare un ricovero per il David: un riparo viste le sue condizioni di precaria conservazione.
Infatti, nel 1873, l’enorme statua venne collocata nella Galleria dell’ Accademia di Firenze. Ancora una volta, il trasporto non fu semplice, ma riuscì e la cassa di legno servita per lo spostamento venne lasciata chiusa ed indenne fino alla fine dei lavori della nuova Tribuna della Galleria che durarono 9 anni.
Con l’avvento dei tempi moderni, come durante i secoli prima, il David ha assunto il valore simbolico di perfezione e bellezza scultorea ideale, diventando anche la rappresentazione dell’artigianato italiano nel mondo identificandosi con l’emblema dell’eccellenza manifatturiera che contraddistingue il nostro paese.
Nonostante la sua notorietà e, forse anche a causa di questa sua identità metaforica, le disavventure del David non finiscono qua: nel 1991, infatti, Piero Cannata compì un folle gesto colpendo con un martello il piede sinistro della statua scheggiandone l’alluce e le prime due dita. Questo atto finì su tutte le cronache mondiali, facendo emergere la fragilità della sicurezza del patrimonio artistico-culturale italiano.
Ad ogni modo il danno fu riparato grazie ai frammenti e i calchi esistenti per reintegrare il restauro in maniera identica all’originale.
L’ultimo intervento di restauro e di pulitura della statua michelangiolesca è stato effettuato nel 2003, a cura del laboratorio dell’Opificio delle Pietre dure di Firenze che ha adoperato, nella fase diagnostica, la scansione laser dell’intera superficie scultorea.
La debolezza delle caviglie del David, non è soltanto riconducibile a quel fulmine che nel 1512 ne colpì il basamento, ma è forse data dal fatto che Michelangelo, per motivi a noi sconosciuti, avesse posto il centro di gravità fuori equilibrio e che, nel corso degli anni, ha provocato questi indebolimenti. Una condizione di staticità precaria, come rivela uno studio del 2014 dell’Istituto di geoscienze e georisorse (Igg-CNR) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (pubblicato sul Journal of Cultural Heritage) dove hanno calcolato che le caviglie cederebbero, facendo crollare il David a terra, se solo fosse inclinato di appena 15 gradi. Dopo quello studio e gli spiacevoli fatti geologici che hanno scosso l’Italia negli ultimi anni, si era pensato di porre una base antisismica alla statua “perfetta” ma ad oggi non è ancora stata nè ideata ne tantomeno realizzata. Nel frattempo, deo gratias, il David non si è mosso dalla sua precaria rigidità, sempre vulnerabile alla ricerca di un “centro di gravità permanente”.

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